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ARTE ED ECONOMIE: VERSO NUOVI MODELLI DI SCAMBIO
 
Sabato 15 Novembre h: 12.30
HeadQuarter Pirelli Re.
di Enrico Marra, Università Cattolica del Sacro Cuore, Filosofia.

L’argomento di questo dialogo tra Carlo Sini e Cesare Pietroiusti nasce dall’urgenza quanto mai attuale di rimpiazzare i modelli, ormai privi di credibilità, su cui è fondata l’economia e la società occidentale. Proprio quando il dominio del liberalismo si afferma indiscutibile guida verso il benessere, la crisi finanziaria internazionale che stiamo vivendo impone di ripensare l’individualismo empirista, la divisione del lavoro della teoria dell’industrializzazione di Adam Smith, e gli altri principi che concorrono a formare il modello di scambio, l’azione umana della convivenza, della nostra società.
Nella ricerca di nuovi modelli per vivere bene, per guidare il progresso della società, si delinea il ripensamento del rapporto tra arte, cultura e impresa. Cambio di prospettiva che vede nell’artista il portatore di un giudizio critico e originale diretto sui modelli della transizione economica. In questa si concentra infatti il vivere sociale e perciò non può non essere oggetto della cultura tutta, non solo di una disciplina specializzata.
Per raggiungere questo ambizioso ripensamento, seguendo il celebre metodo socratico, cominceremo dal momento dell’ironia, una scossa che scardina e rovescia le categorie e gli schemi presupposti, e dopo la maieutica porterà alla luce il rapporto tra l’arte e l’impresa e il valore che questa unione genera.

A Cesare Pietroiusti il compito di smontare i pregiudizi e il modello consueto di transazione economica: la sua ricerca artistica si è sempre concentrata sulle situazioni paradossali nascoste nella vita quotidiana e quando la sua analisi affronta il vivere economico ecco che avviene un ribaltamento di tutti i simboli, i mitie i riti del denaro.
Per Pietroiusti il paradosso è un evento essenziale e rivelatore, e l’artista, “professionista dello spostamento”, è colui che lo svela. È necessario un dislocamento del pensiero di cui egli è l’agente in quanto rappresentante ed esecutore: “perfetto dilettante” invade gli altrui territori disciplinari e induce ad avvicinarsi al margine, a oltrepassare i limiti in cui artificialmente, nelle specializzazioni, il sapere viene racchiuso.
Questa caratteristica dell’artista permette l’apertura di uno sguardocritico, in questo caso sull’economia, luogo della mistificazione che va così svelata.
Le leggi economiche non sono trascendenti al sistema che definiscono, esse hanno senso solo in quanto parte del “gioco”, che come tale può sempre essere modificato. La quotidianità, invece, vive queste leggi in modo paradossale.
Attraverso le sue opere Cesare Pietroiusti vuole mettere in crisi questo valore assoluto che più o meno inconsapevolmente riconosciamo alle regole dell’agire economico.
L’artista ci presenta allora attraverso una documentazione fotografica alcuni suoi lavori sul tema del denaro che mettono in luce i rapporti paradossali che instauriamo con questo strumento economico.
Disponibilità della cosa, realizzata in collaborazione con Stefano Arienti per il Museo d'Arte Moderna di Bologna e presente per l’occasione del Forum di quest’anno nel quartiere generale Pirelli Re.
Il progetto di Budapest del 2004 Metodi per un’alterazione irreversibile del denaro.
 
La serie di interventi Paradoxical Economies che hanno avuto luogo a Birmingham nel 2007, di cui fanno parte le performance Enriching Food: un pranzo cucinato dall’artista al cui termine il conto viene sorprendentemente pagato all’avventore; Eating Money: asta in cui le banconote vengono ingerite, digerite e restituite da Pietriusti e Paul Griffiths con allegato certificato di opera d’arte; un negozio in funzione per un solo giorno in cui si vendono banconote pagate attraverso il tempo e lo sguardo del “cliente-consumatore”, in modo che questo sguardo normalmente così ricercato dalle politiche di marketing divenga valore economico di per sé diretto al soggetto.

 

La spiegazione di questi lavori mette chiaramente in luce l’intento di rovesciare e ripensare i modelli di cambio.
L’artista si è inoltre impegnato con Arienti, in occasione della mostra Regali e regole presso il MAMbo, in una distribuzione gratuita di 2000 disegni a olio e, in continuità con questo netto sovvertimento dei concetti di proprietà e acquisto dell’opera d’arte, ci ripropone questo regalo con la sola clausola di permettere una nuova cessione gratuita di questi disegni a favore di chi vedendoli ne facesse richiesta.

Ora Carlo Sini, sfruttando il ribaltamento degli schemi usuali di pensiero e comportamento operato dall’artista, interviene per riannodare le fila del discorso e mostrarci il senso e il ruolo della cultura nel mondo economico dell’impresa. Il filosofo, uno dei migliori maestri di cui poteva giovarsi questo Forum, anticipa un chiarimento di metodo: finché si intenderanno l’arte e l’impresa come due realtà separate e distinte, ancorché da unire, non troveremo mai un legame genuino che faccia davvero delle due un’unità virtuosa. Bisogna perciò liberarsi di una tradizione millenaria che ha consolidato la divisione tra le due forme di azione e di sapere.
Quando questa divisione è intervenutà a modificare il lavoro ha significato un indubbio progresso nella direzione dell’efficienza. Oggi però la situazione teoricamente più efficiente non è la più desiderabile, in quanto un sapere chiuso in discipline e diviso in settori e specializzazioni non ha capacità regolativa, che è invece ciò di cui abbiamo più bisogno. Ciò che ci serve, infatti, è la visione d’insieme, sapere perché si fanno le cose, non solo come vanno fatte. La capacità di impostare la direzione delle nostre azioni che non è una tecnica o una disciplina, ma un sapere totale, transdisciplinare.
Non è quindi una mera azione di sponsorizzazione dell’arte, o una estrinseco intervento dell’impresa nel mondo della cultura o viceversa a fornire quel legame che qui stiamo cercando. Assistiamo per ora ad azioni di una singola entità sull’altra, utili ma non sufficienti. Ciò che serve è che la cultura e l’impresa facciano proprio quel sapere autentico della visione che permette il possesso della propria opera e del proprio lavoro.
L’unione dei due si ha con la possibilità di vedere nel proprio lavoro un’opera d’arte. Sotto il segno della Cultura, infatti, arte e lavoro si appartengono reciprocamente in quanto espressioni dell’uomo. Bisogna perciò agire sul lavoro in modo che il risultato di questa attività possa appartenere al suo autore, possa restare presso di lui ed esserne l’espressione. Le azioni umane sono infatti atti totali, autorappresentazioni dell’uomo nel segno del fare che coinvolgono tutta la persona.
Carlo Sini con lucidità disillusa ci spiega anche perché questa unione è così difficile da realizzare: innanzitutto resiste il pregiudizio dell’efficienza, errato perché vero solo a breve termine, dannoso perché l’ossessione dell’efficienza fa di questa lo scopo del lavoro impedendo quello sguardo riflessivo sulla propria opera e direzione; un altro ostacolo a questo arricchimento è costituito dalla forma gerarchica dell’impresa che difficilmente incentiva un aumento della capacità critica e del “potere del senso dell’intero”; infine il filosofo ci spiega che se le imprese si “autorappresentassero”, ammettessero cioè una chiara visione totale di se stesse, emergerebbero gli orrori del nostro mondo, in quanto colei che lo ha formato, l’economia d’impresa, non è affatto innocente.
Nonostante le difficoltà bisogna ricordare che l’impresa è composta da persone che possono e devono essere incoraggiate a guardare al risultato del proprio lavoro come ad un’opera. L’arte, in quanto rappresentazione del fare le cose, nel mondo economico può essere uno strumento potentissimo, concreto e incisivo: inserita nel lavoro lo rende, infatti, il valore con cui l’uomo agisce sul mondo e lo migliora. Il sistema economico, confondendo mezzi e fini, tende a impazzire e generare paradossi. L’arte, con la sua capacità di vedere ciò che non appare e di esprimerlo, svela gli errori e ci mostra il vero significato della parola scambio.

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