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L’ARTE
COME STRUMENTO DI VALORIZZAZIONE DEL MARCHIO
Venerdì 14 novembre h 17.00
Università Bicocca
di Francesca Abba Legnazzi, Università Cattolica del Sacro Cuore, Gestione
dei Beni Artistici e Culturali.
Partecipanti:
Giulia Ceriani, semiologa; managing
director Baba, docente di Comunicazione pubblicitaria
all’Università di Siena
Matteo Lunelli,
A. D. Gruppo Lunelli; Vice Presidente di Ferrari
F.lli Lunelli S.p.A
Marco De Guzzis, A. D. di
Editalia
Alessandro Ciabatti, Direttore Marketing & Innovation,
Gruppo Elica
L’incontro, anche se iniziato un poco
in ritardo e con l’assenza di uno dei relatori
tra quelli previsti, Valeria Monti, membro dell’Advisory
Board, Peggy Guggenheim Collection, impegnata
nella moderazione di un altro incontro del Forum,
riesce perfettamente a realizzare l’obiettivo
di sottolineare il significativo ruolo che l’arte
può assumere nella valorizzazione del
marchio d’impresa, o meglio, della marca.
Ad aprire tale incontro è Giulia Ceriani
che presenta un’interessante razionalizzazione
dell’argomento e, a seguire, modera gli
interventi degli altri relatori, ciascuno portatore
dell’esperienza concreta e personale della
propria impresa di riferimento e del suo specifico
rapporto con l’arte.
L’argomento viene introdotto inserendolo
nel contesto di forte crisi in campo economico
che il mercato sta attraversando (elemento emerso
in numerosi incontri del Forum), individuando
come il rapporto arte – impresa possa rappresentare
un’occasione da cogliere per fare impresa
in modo diverso, per una crescita economica,
educativa, etica ed estetica. Con approccio se
mitotico l’incontro si apre con la messa
a fattor comune di alcune definizioni, strumenti
utili per il lavoro che seguirà.
Dopo aver evidenziato nell’autoriflessività l’elemento
che accomuna fin dalle origini l’arte e
il marchio, la dottoressa Ceriani, procede ad
analizzare alcuni topic: differenza, crossover,
supporto, modi, rovesciamento, driver.
Continua sottolineando una differenza
importante: più che di “marchio”, afferma, è meglio
parlare di “marca” in quanto organo
vitale rispetto alla semplice connotazione giuridica
che prescinde dal valore in sé. Allo stesso
modo procede a un altro importante distinguo: è errato
assimilare l’arte a sola immaterialità:
l’arte è concreta e stimola riflessioni,
che solo dopo creano la “scia di intangibilità” che
la caratterizza.
A emergere, inoltre, è il
concetto di valore non come mero indicatore economico,
ma risultato di numerosi fattori, dalla percezione
alla relazione fino all’esperienza. E dunque
più proprio parlare di “valenza”,
capendo come l’arte possa essere strumento
ideale in questo campo.
Alla base dell’incontro
arte e marca è la
fusione, commistione dei due ambiti e l’uscita
da parte dell’impresa dal suo territorio
deputato per recuperare, in momenti di crisi,
legittimità, autorevolezza, commitment ed engagement.
Le
modalità attraverso cui si può creare
questo connubio possono essere differenti e vanno
dal semplice “mecenatismo”, ovvero
l’utilizzo di risorse i cui risultati non
vengono a far parte attiva della marca (es. collezione
artistica “Barilla”) alla “sponsorizzazione”,
sino a rapporti più evoluti di partnership con
l’arte che vanno a creare vantaggi, definiti
anche “i quattro assi nella manica”,
quali identità, anomalia, ribaltamento
e unicità.
Tra gli esempi riportati ricordiamo “Saatchi
Gallery”, “Prada Marfa”, “Chanel
Mobile Art” come nuove modalità di
rapporto arte e marca, “Beck’s” con
le bottiglie d’artista e “Diesel
Wall” come apertura verso spazi non istituzionali.
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La
parola passa al dottor Lunelli il quale, dopo
una breve storia della propria società,
descrive come il loro legame con il mondo dell’arte
vada individuato alle origini, sin dalle prime
forme di comunicazione pubblicitaria (manifesti
di Marcello Dudovich), rivelatesi solo l’inizio
di un percorso che si è evoluto fino a
giungere all’importante relazione con l’artista
Arnaldo Pomodoro (che ha portato alla realizzazione
di opere ad hoc per l’azienda
vinicola tra le quali l’ultima, ancora
in fase di realizzazione, è la progettazione
della nuova cantina). Sottolinea, poi, come l’arte
sia strumento ideale per una strategia comunicativa
meno tradizionale e come possa portare valori
di prestigio ed eccellenza al proprio brand.
E’ la volta del dottor De Guzzis, la cui
impresa, tra le varie attività di business,
offre alle imprese o istituzioni che desiderino
interagire con il mondo dell’arte, la propria
padronanza di linguaggi artistici e tecnici.
L’attenzione
della sua relazione si focalizza sull’opportunità di
coinvolgere l’arte all’interno di tutto
il processo della comunicazione, sfuggendo alla
tentazione di tenere ambito imprenditoriale e artistico
separati per poi “gettare un ponte solo
alla fine del processo”, pratica più che
legittima, ma che riduce significativamente i
vantaggi conseguibili da parte dell’azienda
stessa.
Essere realmente innovativi significa,
inoltre, creare una commistione tra linguaggi
e culture che coinvolga il management e le risorse
umane così da realizzare un vantaggio
anche dal punto di vista formativo.
Curioso l’accostamento
del manager che deve prendere una decisione all’artista
nel momento in cui si trova “solo davanti
alla tela”, la similitudine tra “solitudine
decisionale” e “solitudine creativa”.
Infine, il dottor Ciabatti racconta come la
sua impresa sia passata dall’ambito del
mecenatismo puro e semplice(Premio Internazionale
d’Arte Ermanno Casoli), alla creazione
di una vera e propria fondazione (Fondazione
Ermanno Casoli) per esplorare le frontiere di
arte e industria.
L’intento, infatti, è quello
di dare vita a un moderno sistema di mecenatismo
culturale volto a sostenere, nell’ambito
territoriale in cui si muove l’istituto
giuridico, una rete di iniziative di interesse
nazionale e internazionale oltre che a stimolare,
attraverso il rapporto con l’arte, la creatività interna.
Dopo le ultime battute, interessante è l’unico
intervento da parte del pubblico, che, un po’ provocatoriamente,
domanda se la così definita “semplice
sponsorizzazione” come strumento di rapporto
arte e impresa vada scartata, mentre continua
a rappresentare un’importante e necessaria
forma di sostegno in ambiti in cui i fondi sono
sempre più esigui (es. mostre d’arte).
Esauriente
la risposta del dottor Lunelli che, portando ad
esempio la propria esperienza, afferma come la
sponsorizzazione sia sempre e comunque una modalità di
intervento utile e più che
dignitosa, ma come, anche in questo contesto,
vadano ricercate nuove vie, espedienti e modalità per
arricchire la tipologia “base” della
semplice apposizione del logo sul materiale di
carattere informativo e divulgativo dell’organizzazione
sponsorizzata.
Il che, a mio parere, ben sintetizza
l’impostazione
dell’incontro volta sì a evidenziare
l’utilizzo dell’arte “come
strumento di valorizzazione del marchio”,
ma che, in modo particolare, ha assunto il taglio
dell’individuazione di nuove forme di collaborazione
e modelli di relazione tra arte e impresa.
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