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DALLA
METAFORA ALL’ORGANIZZAZIONE: ARTE E FORMAZIONE
MANAGERIALE
Venerdì 14 Novembre h. 11.45
Headquarter Pirelli Re
di Camilla Guatteri, Università Commerciale Luigi Bocconi
La tradizionale definizione economica di arte
come prodotto “non utile” è ormai
sul viale del tramonto. Un crescente numero di
esperti si sta rendendo conto di quanto l’arte
- nella sua accezione più ampia – non
abbia soltanto una funzionalità estetica,
spirituale, bensì un’interessante
utilità pratica: il mondo degli affari
guarda sempre di più agli artisti come
a modelli per i propri manager, e all’arte
come al più innovativo dei metodi di formazione.
I cinque relatori della conferenza, mediati
da Leonardo Previ, provengono da vari ambienti
e ricoprono ruoli differenti: ognuno a suo modo,
hanno portato la testimonianza di un cambiamento
di sensibilità che pare destinato a scuotere
alle fondamenta la vecchia concezione della figura
del manager e del ruolo marginale dell’arte
all’interno del circuito economico.
Ripercorriamo
uno a uno i loro interventi per ricostruire il
quadro generale della situazione che hanno voluto
mostrare.
Lotte Darsø, psicologa, ha illustrato
il risultato della ricerca (che ha condotto in
veste di Associate Professor all’università di
Copenhagen) su quanto l’arte può influenzare
positivamente la cultura e la pratica aziendale.
In un mondo in cui la flessibilità e l’innovazione
sono diventate le chiavi di volta su cui costruire
il proprio successo sul mercato, la creatività si
rivela necessaria per competere. E chi, meglio
degli artisti, può spiegare come gestirla
e come farla fruttare al massimo? Nuovi linguaggi,
nuovi concetti, apertura verso l’ignoto,
gestione dell’inaspettato: questo può dare
la pratica artistica a manager che tradizionalmente
conoscono un solo linguaggio – quello economico – e
sono troppo impegnati nel loro mondo per poterne
esplorare altri. Senza contare che il gusto per
il bello attrae le persone, e le educa, e che
quindi un’attenzione e un coinvolgimento
dell’arte può aumentare sensibilmente
l’attrattività di un’organizzazione.
Nello studio condotto dalla professoressa Darsø,
emerge come il contributo dell’arte al
mondo del business possa essere classificato
secondo due vettori: il grado di coinvolgimento
dell’arte stessa nella realtà aziendale,
e il grado di definizione del suo ruolo all’interno
di essa. Secondo questa logica, si troverà l’arte
come un modello (basso coinvolgimento) o in azione
(alto coinvolgimento), con un ruolo ambiguo o
ben definito. Un modello, questo, che non vuole
essere definitivo né definitorio, ma solo
d’aiuto in una disciplina ancora ai suoi
esordi, e che va presa con la dovuta cautela.
Niente entusiasmi esagerati e superficiali, dunque:
l’arte può aiutare il management,
ma può essere strumentalizzata e abusata.
Per cui, la programmazione e il controllo tipici
del mondo aziendale devono poter in qualche modo
misurare e controllare anche l’arte e il
suo apporto. Si tratta pur sempre di business.
Roberto Barabino, governo risorse di Intesa-SanPaolo, è protagonista
e promotore di un esperimento di successo di
art-based learning: in risposta all’overdose
concettuale proveniente dai tradizionali e usurati
corsi di formazione, un gruppo di top manager
di Intesa-SanPaolo ha deciso di battere nuove
strade fondando il Club dell’Innovazione.
Tra le attività del club, vi sono visite
guidate a città e opere d’arte,
allo scopo di raffinare il gusto dei partecipanti,
favorire una sana apertura mentale e apprendere
dalle molte metafore che il mondo dell’arte
offre a quello aziendale. L’arte sa parlare
al cuore delle persone, e il messaggio che arriva
a chi guarda lavorare un direttore d’orchestra
arriva più forte e diretto che quello
di qualunque corso sulla leadership; una compagnia
teatrale conosce tutti i segreti del lavorare
in team; le arti visive sono il tempio dell’innovazione.
I pilastri doppi della cancelleria vaticana a
Roma, ideati dal Bramante, sono un esempio di
rivoluzione architettonica atta a comunicare
un’immagine di solidità e forza – obiettivo
di molte aziende, e non solo del Vaticano; Palazzo
Altems, a Monaco di Baviera,
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rappresenta
il tipico premio aziendale (dal Papa al cardinale
Altems per aver difeso la Chiesa di Roma dalla
Riforma protestante) e i suoi affreschi sono
un promemoria della mission della Chiesa; Venezia,
New York del passato, melting pot di culture
e città solida e prospera, è ricca
di spunti per chi vuol conoscere i segreti di
una governance efficace (apertura verso le persone,
ben spiegata dalla ricchezza dei palazzi popolari
e dagli elementi di pieno suo vuoto del palazzo
della Serenissima) e di una vera e propria long-lasting
company (mai una rivolta popolare, mai conquistata
fino a Napoleone).
Neanche a dirlo, i manager di Intesa-San
Paolo sono entusiasti: non fosse altro che stanno
vedendo coi loro occhi ciò che è stato
loro insegnato e ciò che altri hanno fatto
con successo.
Gordon Knox, accademico di Stanford e direttore
dello Humanities Lab di San Francisco, ha detto
chiaramente che l’arte salverà l’economia:
dalla crisi, dalla monotonia, dalla chiusura
mentale. Dopo millenni di evoluzioni lentissime
ed epocali, ci ritroviamo in un momento storico
in cui i cambiamenti si avvicendano freneticamente,
e in cui gli artisti si trovano decisamente più a
loro agio che gli economisti. Perché?
Perché sono fatti per il cambiamento.
Vivono di innovazione, amano la flessibilità,
sanno creare dal nulla quel valore aggiunto che
tanti uomini d’affari tanto agognano. La
pratica artistica irrompe nella pratica aziendale,
e così il pensare fuori dagli schemi diventa
la chiave dell’innovazione; la quotidiana
creatività degli artisti diventa un fattore
critico di sopravvivenza per gli aziendalisti;
l’orientamento al risultato spinge a focalizzarsi
sullo sviluppo e la qualità dei prodotti
o servizi; la comunicazione d’impatto propria
dell’arte apre la strada a un nuovo modo
di interagire con il mercato. L’apertura
alle nuove idee artistiche ha portato a vere
e proprie rivoluzioni, tecniche e di pensiero
(la prospettiva di Piero della Francesca, i colori
incredibilmente duraturi dei dipinti preistorici…)
che oggi e non solo farebbero molto comodo a
qualunque azienda. Eh sì, non siamo più ai
tempi del modello T della Ford, in cui si poteva
avere un auto di qualunque colore, purchè fosse
nera.
Sandro Catani, poliedrico esperto di organizzazione
e arte, organizza seminari di formazione decisamente
alternativi: come consulente per le risorse umane,
porta gruppi di manager in sperduti luoghi della
Sardegna, lontano dagli affari e dai telefoni
che squillano, e li fa immergere nelle note suadenti
delle opere d’arte dello scultore Pinuccio
Sciola. Questa architettura delle emozioni porta
questi uomini e donne d’affari ad abbandonarsi
a logiche con cui non hanno spesso a che fare,
e apre loro occhi che non sapevano di avere.
Benvenuta l’arte nel business, dunque,
ma con le dovute cautele: la contaminazione tra
le discipline è sana e utile, ma non tutti
sono artisti né tutti sono economisti.
Il
tutto all’insegna della grande metafora
del vasaio: nella creazione di una vaso, gli
attori coinvolti sono due, il vasaio e la creta.
Il vaso non è solo opera del vasaio, come
i risultati economici non appartengono solo al
manager.
Conclude Burkhard Bensmann, consulente e coach
tedesco di formazione artistica, convinto che
uno dei fattori critici del successo personale
sia la capacità di aprirsi e traslare
le proprie prospettive – così come
sanno fare gli artisti. Secondo i suoi studi,
gli elementi che accomunano la maggior parte
delle personalità di successo tra i manager
sono gli stessi che si presentano nella quasi
totalità degli artisti: il primo è sicuramente
il blocco degli appunti, dove fermare le idee
non appena arrivano e dove rileggere per ritrovare
l’ispirazione. La creatività è cruciale
in una buona self-leadership: una scrivania linda
e ordinata nasconde raramente una grande personalità,
e il successo nasce più spesso dove i
fogli sono sparpagliati sul pavimento, e dove
ci si prende i propri spazi, che non dove nulla
cambia mai di posto.
Difficile da credere?
Basta leggere le biografie
di grandi personaggi per scoprire che è vero,
visitare il sito di Bensmann www.futurehub.com,
o partecipare alla prossima edizione di Art For
Business Forum.
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