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IL
CASO GUGGENHEIM E LA COMUNITA’ ECONOMICA
IN EUROPA
Venerdì 14 Novembre h. 18.00
Headquarter
Pirelli Re
di Luigi Triggiani, Università Cattolica
del Sacro Cuore, Gestione dei Beni Artistici
e Culturali.
La Solomon R. Guggenheim Foundation fu fondata
nel 1937 con l’obiettivo di “dirigere
uno o più musei” e inaugurò il
primo centro espositivo due anni dopo.
La strategia
che rese noto questo nome, poi diventato vero
e proprio brand, fu iniziata nel 1979 quando
la collezione Peggy Guggenheim di Venezia entrò a
fare parte della già ricca
collezione della fondazione.
Il direttore di allora
il noto Thomas Krens decise, quasi preso da uno
spirito post-colonialista, di avviare una espansione
senza precedenti per un museo d’arte moderna
e contemporanea, con un progetto che ha portato
il Guggenheim ad investire ingentemente nella
costruzione delle sedi di Soho a N.Y., Bilbao,
Berlino e la prossima sede ad Abu-Dhabi, oltrechè nella
gestione di Palazzo Vernier de Leoni a Venezia
(ex casa di Peggy).
Krens ha costruito tramite precise strategie
e un fiuto eccezionale nel fund raising e una
imprenditorialità e propensione al rischio
degna di un banchiere in piena scalata, un impero
economico/artistico che non teme rivali al mondo.
Cercando
di analizzare più da vicino
i fattori chiave del successo del “modello
Guggenheim” è facile riscontrare
che elementi essenziali sono stati la grande
professionalità, l’altissima efficienza
organizzativa, la vivacità della programmazione
dell’offerta culturale e la capacità di
attrarre l’attenzione di diversi soggetti
finanziatori creando favorevoli sinergie tra
economia, cultura e territorio.
In particolare
Krens credeva profondamente nella democratizzazione
della cultura come fattore di sviluppo e crescita
della società e
voleva espandere l’influenza del modello
Guggenheim per allargare le possibilità di
collaborazione e poter raggiungere un pubblico
sempre più elevato.
Seguendo questa filosofia
la fondazione è riuscita
in ogni progetto di espansione avviato a raccogliere
consensi e supporto delle istituzioni locali
e anche avviare delle nuove forme di collaborazione
pubblico-privata cercando di creare un circolo
virtuoso che portasse benefici alle economie
locali.
Basti pensare al caso della sede di Bilbao, finanziata
parzialmente dal Governo Basco con un piano che
prevede supporti decrescenti nel corso degli
anni, operazione che ha portato a una rivitalizzazione
dell’economia locale creando un valore
aggiunto e una ricchezza nei Paesi Baschi pari
a 1.1773 milioni di euro dall’inaugurazione
del museo, dando lavoro a più di 4000
persone.
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Oppure
il Deutsche Guggenheim Museum nato da una joint
venture con la Deutsche Bank che univa le due
istituzioni nel perseguire la propria responsabilità sociale
attraverso un importante progetto a sostegno
dell’arte.
Questa tecnica di Corporate Membership, che va
oltre la pratica della sponsorizzazione legata
al singolo evento, è stata applicata anche
dalla sede veneziana con un progetto chiamato
Intrapresae.
Questo prevede la stipula di un
contratto con alcune aziende locali attraverso
il quale queste, sostenendo economicamente la
fondazione, ricevono dei benefit tangibili riguardanti
l’accesso
preferenziale ai musei e l’utilizzo delle
strutture per eventi, e intangibili, legati alla
comunicazione e al conseguente miglioramento
qualitativo dell’immagine e della comunicazione
aziendale, nonché la possibilità di
un confronto continuo con gli altri soci di Intrapresae,
creando così uno scambio attivo tra le
diverse parti.
Come conferma anche il Dott. Calabrò,
direttore delle Relazioni esterne di Pirelli,
il ritorno di questo tipo di operazioni è anche
un sistema di valori e valenze che arricchisce
l’impresa che, come un museo, valorizza
le cose che vengono create ed è quindi
un tipo di beneficio a lungo termine che influenza
la cultura aziendale e arricchisce il valore
stesso dell’azienda.
E questo Krens lo sa
bene, dato che è riuscito
a percepire, in largo anticipo anche su molte
aziende, l’importanza del brand e del concetto
di un accesso totale, offerto allo spettatore,
alla“Guggenheim experience” che oltre
all’accesso a una delle più significative
collezioni del ventesimo secolo e alle mostre
temporanee, comprende anche un’offerta
gastronomica, servizi educativi e didattici di
altro livello e dei bookshop presso i quali si
possono acquistare anche merchandising del museo
e oggetti collezionabili.
Philip Rylands, direttore
della collezione veneta, aggiunge: “è il
successo delle singole attività il punto
di partenza della nostra strategia di marketing:
il successo, come in un circolo virtuoso, nasce
dall’aver fatto
bene prima e nel fare bene dopo. Ciò che
rende forte un marchio che gestisce credibilità e
facilita le relazioni di scambio”.
Questo tipo di professionalità e intraprendenza è il
modello a cui ispirarsi per riuscire a ottimizzare
la gestione ma anche gettare le basi perché i
prossimi musei (per esempio il prossimo Museo
d’Arte Contemporanea di Milano che verrà costruito
nei pressi dell’area della ex fiera) possano
essere realmente dei centri aperti e vitali e
luoghi di incontro tra culture e territorio.
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