 |
|
|
PRESENTAZIONE
DEL FORUM, ARTE, IMPRESA E MERCATO
Giovedì 13 Novembre h.18.00, HeadQuarter
Pirelli Re.
di Vincenzo Gangone, Università Cattolica
del Sacro Cuore, Gestione dei Beni Artistici
e Culturali.
<<Dacci dentro, Italia!>>. Con questa
schietta e sintetica esortazione, fatta dall’incontenibile
Alessandro Bergonzoni, si è conclusa la
conferenza d’apertura della seconda edizione
di Art For Business Forum, l’appuntamento
promosso da trivioquadrivio e Hangar Bicocca
che, attraverso tre intense giornate di dibattito,
si propone di approfondire il rapporto che intercorre
tra il mondo dell’arte e il mondo dell’impresa,
allo scopo di far scattare la scintilla del dialogo
tra due settori solo a un primo e distratto sguardo
così diversi e inconciliabili fra loro.
Un compito non facile, se non, addirittura, ostico.
Un compito per il quale servono sforzi, energie,
idee. Un compito che richiede capacità di
adattamento, apertura verso campi che si estendono
al di là dell’orticello che quotidianamente
si è abituati a coltivare. Un compito
per il quale è necessario che tutti coloro
che credono in tale obiettivo ci diano dentro.
Ma
andiamo con ordine.
Due annotazioni prima ancora
di addentrarci nelle parole dei protagonisti.
La prima riguarda la bellezza del contenitore,
ossia dell’auditorium
all’interno del quale si è svolta
la presentazione dell’ AFBF 2008, ottenuto
trasformando un’ex-torre di raffreddamento
del vecchio insediamento industriale Pirelli
in una sala-congressi; un primo significativo
esempio di legame programmatico tra industria
ed estetica, come sottolineato nel suo contributo
da Valeria Cantoni, A.D. di trivoquadrivio, nonché docente
presso l’Università Cattolica di
Milano. La seconda, in merito alla gentilezza
e alla discrezione del personale di supporto
addetto all’accoglienza del pubblico e
al rinfresco: servizi solitamente considerati
accessori, che, però, in base al livello
qualitativo di erogazione, contribuiscono a una
valutazione più o meno positiva dell’esperienza
da parte dell’utenza.
Lo scenario comune
entro il quale si sono collocati tutti gli interventi è costituito
dall’attuale
stato di crisi finanziaria: la crisi del mercato
finanziario come contingenza da affrontare, dalla
quale mettersi al riparo, ma dalla quale anche
saper cogliere le opportunità di sviluppo
e cambiamento.
I lavori si sono aperti con il
saluto di benvenuto di Carlo Puri Negri, A.D.
di Pirelli Re. Dopo i ringraziamenti istituzionali
che spettano di rito al “padrone di casa”,
C. Puri Negri ha subito messo sul tavolo il tema
più scottante
della questione: a fronte della particolare congiuntura
economica, si avverte la necessità di <<fare
impresa>> in modo diverso, in modo da considerare
la cultura come asset strategico, assimilando,
di conseguenza, il linguaggio proprio del fare
artistico, dell’estetica, senza per questo
snaturare l’identità dell’impresa
stessa, ma, anzi, fornendole un valore aggiunto.
Per fare ciò, bisogna darci dentro.
Segue
a stretto giro il punto di vista di Valeria Cantoni,
la quale si attesta sulle medesime posizioni
dell’A.D. di Pirelli Re. In particolare,
la Prof.ssa si augura che da questo Forum possa
decollare un segnale forte verso i due mondi
coinvolti, che illustri come sia possibile, a
partire dalla cultura, individuare nuovi modelli
di sviluppo basati su nuovi paradigmi di consumo,
da proporre poi a tutta la business community. Non è più procrastinabile
il momento in cui le imprese devono decidersi
ad accettare la sfida della contaminazione con
il settore della cultura. Perché è solo
in esso che troveranno le risposte adatte a fronteggiare
il cambiamento. Perché è solo così che
saranno in grado di aggiornare l’offerta
coerentemente con le dinamiche della domanda.
Gli artisti, inoltre, potrebbero mettere al servizio
delle aziende la loro straordinaria capacità comunicativa.
Un’unità di azione, quindi, che
si traduce presto anche in unità d’intenti:
qual è lo scopo ultimo di entrambe, se
non la crescita e lo sviluppo (etico ed estetico
da una parte, economico dall’altra) della
comunità? Per fare questo, bisogna darci
dentro.
Si prosegue con l’Assessore
alla Cultura della Regione Lombardia Massimo
Zanello, il quale ci fa notare come arte e impresa,
in realtà,
non nutrano una storica e immutabile antipatia
reciproca: la Firenze rinascimentale non fu soltanto
la culla del movimento umanistico, ma anche il
luogo dove nacque la banca in senso moderno.
E tra i due fenomeni non vi è soluzione
di continuità: arte e denaro mossero i
loro primi passi di rinascita insieme. Solo recentemente
essi hanno smesso di parlarsi. Ergo, serve affrancarsi
da tale <<divaricazione>> e ricongiungere
quel <<binomio carsicamente sempre esistito>>.
Anche perché, se ci si sposta dalla Firenze
del Rinascimento alla Milano terziaria contemporanea,
si osserva come il capoluogo lombardo, oggi,
fondi tutta la sua forza commerciale su alcuni
distretti industriali in cui l’asset -cultura-
entra sistematicamente (design, moda, editoria).
Per indicare la strada maestra da seguire affinché si
possa compiere questo riavvicinamento, l’Assessore
Zanello riprende la questione del linguaggio,
ribadendo la convenienza, per l’impresa,
di assimilare nel proprio vocabolario termini
mutuati dalla sfera artistica, ribaltando quell’odiosa
moda recente di utilizzare il gergo economico
per parlare di cultura.
|
|
Prima
che il ciclone Bergonzoni si abbatta sui presenti,
c’è ancora il tempo per ascoltare
il prezioso contributo di Daniela Benelli, Assessore
alla Cultura della Provincia di Milano. Dopo
aver sottolineato la necessità di investire
in arte e cultura per migliorare l’organizzazione
d’impresa e il suo capitale umano, la dott.ssa
Benelli si è concentrata sul valore strategico
dei beni culturali come volano per la riqualificazione
del territorio e dell’ambiente: sulla scia
del Guggenheim di Bilbao, anche l’Italia
dovrebbe puntare sulla promozione di attività attrattive
ed attraenti che consentano il rilancio economico
e sociale di aree cadute in disuso a seguito
di periodi di forte crisi. Affinché sia <<la
bellezza a salvare il mondo>> serve, dunque,
un’economia che punti sull’innovazione,
sull’ingegno e sulla creatività,
che investa in intangible assets, che
capisca che per creare nuova ricchezza non può che
resistere alle tentazioni dettate dalla congiuntura
di sottrarre risorse al settore della cultura.
Per fare questo, bisogna darci dentro.
La Provincia lo ha fatto, scommettendo su politiche
culturali di sostegno e valorizzazione dell’arte
contemporanea, ragionando all’uopo in un’ottica
di rete. Sta agli altri enti territoriali e alle
istituzioni, ora, cogliere le potenzialità del networking.
Sta all’Italia e agli italiani capire se
il nostro Paese sia ancora capace e disposto
ad <<usare cultura>> per costruire
il futuro (per svegliare le nostre coscienze
intorpidite e sensibilizzarle al tema dell’“utilità” della
cultura si è dovuto scomodare un artista
cileno con residenza a NewYork, Alfred Jaar,
il quale, come un’ambulanza a sirene spiegate
accorre per prestare i primi soccorsi ad un malato
in fin di vita, così si è precipitato
a Milano per obbligarci finalmente a interrogarci
su alcuni, all’apparenza banali, quesiti,
utilizzando lo strumento più semplice
e diretto della comunicazione pubblicitaria:
l’affissione di manifesti in giro per la
città).
È il momento della performance
artistica di Alessandro Bergonzoni, ideata appositamente
per il tema “Arte, impresa e mercato” o,
per utilizzare le stesse parole dell’autore, “impresionismo”.
Lo spirito che ha animato questo primo incontro
d’inaugurazione e che, sicuramente, animerà tutto
il Forum, ha trovato il suo giusto compimento
artistico nella verve creativa dell’autore,
espressione ed emanazione di quell’energia
appassionata che serve a tutti coloro che vogliono
realizzare il difficile <<finanzamento>> tra
arte e impresa. Il palco dei relatori si svuota
e l’attenzione dei presenti si catalizza
completamente sull’enigmatica figura di
Bergonzoni che, come un fiume in piena, inizia
a riversare sulla platea flussi di parole e associazioni
lessicali sfuggenti e suadenti, ironiche e sarcastiche,
pungenti e divertenti. Sarebbe impossibile, per
chi scrive (nonché mortificante, per l’artista in
primis) restituire attraverso il mezzo della
scrittura l’essenza di un’esibizione
che fa della spigliata eloquenza il suo punto
di forza.
All’imprenditore Francesco Micheli
spetta il difficile compito di raccogliere il
testimone e concludere il primo round di
conferenze. Il concetto chiave è una figura
retorica: centralità del policentrismo.
Mettere al centro delle politiche di sviluppo
la periferia, incanalare verso i sobborghi la
spinta culturale che a Milano è viva più che
in qualsiasi altra città: questo è il
suggerimento che viene dato dall’organizzatore
di MiTo, che individua proprio nel quartiere
Bicocca un emblema della causa che si preoccupa
di perorare. Sulla scorta di tre annotazioni
appuntate dall’esibizione di Bergonzoni,
Micheli prosegue nel suo commento: incanalare
la forza dirompente della speranza, poeticamente
descritta nella sua veste di follia, trascendenza
e utopia, nella concretezza razionale di una
speranza propositiva, che possa sostanziarsi
in applicazione materiale; utilizzare l’energia
esplosiva delle <<mine pro-uomo>> progettate
dall’artista per costruire un patrimonio
di conoscenze che sia un <<immateriale
prezioso>> volto alla modellazione di buoni
sistemi di gestione, che riescano finalmente
a sottrarre il mondo della cultura da infruttuose
logiche assistenzialiste e da vecchie istituzioni
che hanno perso il contatto con il contesto sociale
di riferimento; utilizzare il <<terzo occhio,
il terzo orecchio>> come strumento di controllo
sulla realtà che ci circonda, che ci aiuti
a non tollerare l’intollerabile, per non
cadere nuovamente nella crisi che sta distruggendo
questo sistema economico fondato su un capitalismo
malato. Ciò di cui avrebbe veramente bisogno
il Paese, dice Micheli in risposta ad una domanda
di Valeria Cantoni, è il coraggio, a livello
politico, di pianificare un New Deal, un
nuovo contratto economico, come ora sta accadendo
oltreoceano. Ma anche per fare questo bisognerebbe,
ovviamente, darci dentro.
|