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TUTELARE E VALORIZZARE LA CREATIVITA`

Sabato 15 Novembre, h.15.00
Direzione Generale Deutsche Bank
 
di Martina Villa,Università Cattolica del Sacro Cuore, Economia e Gestione dei Beni Culturali e dello Spettacolo

L’incontro ha preso le mosse da una semplice domanda posta dalla storica dell’arte Maria Perosino, moderatrice dell’incontro: cosa significa tutelare e valorizzare la creatività degli artisti? Può dunque essere tutelata un’opera d’arte con mezzi giuridici? E ancora: come si valorizza la creatività stessa? aumentandone il valore finanziario o collezionandola, mostrandola, riproducendola?
La parola viene data al responsabile della collezione privata di Deutsche Bank: Frank Boehm. Partendo dalla ricerca della definizione di “valorizzazione” egli mette in evidenza le varie sfumature che in italiano la parola possiede, sottolineando come nella lingua tedesca queste vengono perse, a favore della sola accezione economico-finanziaria.
Ne deriva che valorizzare un’opera d’arte non significa solo aumentarne il valore economico bensì renderla il più visibile possibile e metterla in relazione con un pubblico.
A questo proposito Bohem cita la fotografia dell’artista tedesco Gerhard Theewen, raffigurante una cassaforte contenente opere d’arte, metafora della tutela dei beni artistici: la cassaforte custodisce i beni, ma una volta chiusa non permette la visione e la condivisione di ciò che contiene.
Inoltre sottolinea l’importanza della valorizzazione di un’opera d’arte rendendola, laddove possibile, utilizzabile. Aggiunge, poi, che nel dopoguerra in Germania l’artista era colui che riusciva a portare avanti le proprie idee trasmettendo quello che aveva appreso dalle proprie esperienze. Un esempio è quello di Martin Kippenberg che fece un viaggio in Italia, e decise di dipingere, cosa che non aveva mai fatto in vita sua. Per questo motivo, cioè per l’impegno e il coraggio nell’inventarsi pittore, diventò famoso e non per la tecnica pittorica.
Il curatore tedesco continua il suo discorso parlando della DB collection, le cui opere sono di arte contemporanea. Il concetto da lui seguito per l’allestimento della collezione è quello di “art at work”, dove il pubblico principale è formato dai lavoratori. Infatti la maggior parte delle opere sono situate negli uffici e negli spazi comuni della banca. Il pubblico, una volta al mese, si estende all’esterno grazie all’apertura speciale della sede a visitatori esterni. Inoltre per rendere ancora più visibile e condivisibile la collezione è stato realizzato un catalogo con critiche annesse, di tutte le opere d’arte della collezione. L’intervento di Enrica Acuto Jacobacci si indirizza sulla tutela dell’ingegno umano in quanto responsabile della “collezione arte e progetto” dello studio legale torinese Jacobacci & Partners. Il progetto è stato realizzato in una vecchia azienda a Torino dall’artista Mario Cresci il quale ha trasformato lo spazio nel rispetto dell’ambiente circostante, delle caratteristiche dell’edificio stesso, delle opere da contenere e di un eventuale mostra futura.

 

Una domanda sorge poi spontanea: come è possibile evitare che un’opera d’arte venga riprodotta e che qualcuno se ne appropri impropriamente?
La parola passa all’avvocato Massimo Sterpi.
Prima di esporre numerosi esempi per rispondere alla precedente domanda, informa che prima del diritto d’autore gli artisti vivevano solo grazie al sostentamento dei loro mecenati o committenti. Oggi invece il diritto d’autore tutela gli artisti, garantendo loro il sostentamento attraverso il ricavato delle proprie opere.
Inoltre oggi si tutela anche la relazionalità dell’opera nel luogo in cui viene esposta. In America e in Europa, infatti, il diritto d’autore regola il trasferimento dell’opera d’arte venduta, consentendo all’artista di conservarne la proprietà intellettuale e la possibilità di decidere se la sua opera può essere esposta al pubblico anche se è stata acquistata da un privato, il quale la possiede solo materialmente. In Italia è inoltre vietato esporre la riproduzione dell’opera senza il consenso dell’artista.
Sterpi racconta l’aneddoto che ha come protagonista Francesco Bonami, curatore della mostra Italics , che si è visto chiedere dall’artistadi origine greca Jannis Kounellis il ritiro di una delle sue opere, perché esposta senza la necessariaautorizzazione.
L’incontro prosegue con l’intervento di Ludovico Pratesi, critico d’arte e curatore, nonché editorialistade “ La Repubblica”. Pratesi evidenzia il fatto che in Italia ci sia poca conoscenza sull’arte e degli artisti contemporanei, cosi poca che non si fa distinzione tra un artista famoso e uno alle prime armi, forse anche acausa della non presenza di luoghi specifici per questo settore.
Infatti in Italia non si ha ancora un museo di arte contemporanea statale, mentre tutte le città più importanti del mondo hanno il proprio museo d’arte contemporanea, da New York a Londra, da Parigi a Bilbao.
Il progetto della realizzazione del MAXXI (museo dell’arte del 21esimo secolo) a Roma è in cantiere da dieci anni.
Forse per la fine del 2009 avverrà l’inaugurazione, dopo anni di attesa a causa della mancanza di fondi finanziari.
Per ultimo interviene l’artista genovese Luca Vitone di cui la DB collection possiede un’opera (“Mare nostrum”). Dopo una breve esposizione su come oggi è difficile il riconoscimento del suo lavoro, l’artista conclude dicendo che a Milano non è stato fatto quasi nulla per diffondere l’arte contemporanea italiana. Sottolineando che si tratta di un grave errore perchè l’arte contemporanea sarà un domani l’arte del passato, la stessa di quella dei grandi maestri come Giotto, Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, etc, di cui oggi noi ci vantiamo, ma che se ora non le diamo importanza un domani non avremo nulla di cui vantarci!

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